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Precursori futuristi
Marinetti
Russolo
 
Precursori Futuristi


La complessità dei linguaggi poetici del Secondo Novecento si articola, da un lato, in vari campi dell'esperienza poetica che sono in parte già riflessi anche dalla critica in base a terminologie, molte volte, elaborate dalle ricerche delle stesse attività poetiche, di carattere lineare, visuale-visiva, sonora, intermediale, di performance, di azione, di video-poesia ecc. Dall'altro lato, però, una rilevante parte della sperimentazione poetica punta, appunto, sulle possibilità di interdipendenza e di interazione dei linguaggi poetici, e questo tipo di poesia costituisce sempre un problema aperto che influenza l'interpretazione critica. Non parlando del fatto che qualsiasi attività o campo della ricerca poetica va continuamente rinnovato, implicando così la necessità di una continua reinterpretazione.

 Sotto questo aspetto abbiamo ritenuto indispensabile segnare, almeno su livello illustrativo, gli antefatti "pioneer" e determinanti, cioè le organiche innovazioni dello "universo futurista". Anche se, in molti casi, questi non hanno un diretto contatto con gli sviluppi della sperimentazione poetica del periodo dal secondo dopoguerra in poi. (In altri casi, non pochi, una certa continuità, almeno simbolica, ma non di rado organica, chiaramente e coscientemente c'è - si veda il caso di Belloli post-futurista e preconcreto, di Caruso studioso del futurismo, di Fontana ricercatore della storiografia delle sperimentazioni poetiche, di Lora-Totino o di Zosi anche interpreti della poesia sperimentale storica ecc.).

  Il futurismo è senza dubbio il primo movimento d’avanguardia che si mette in rilievo con  idee, poetiche, metodi e caratteristiche orientati non verso un particolare settore di attività creativa, ma, come proposta integrale e organica, verso il rinnovamento totale della cultura, del comportamento e del fare artistico. I concetti, presentati nei primi manifesti futuristi, come «la distruzione della sintassi», «le tavole parolibere» (forme attuate in base al «paroliberismo»), «l’immaginazione senza fili», «la declamazione dinamica e sinottica», «l'arte dei rumori» e così via, non solo mettono in moto un radicale rinnovamento formale (e sostanziale) in vari campi della creatività artistica, ma relativizzano per sempre le categorie artistico-poetiche tradizionali e la logica lineare del pensare poetico. La visualità, il carattere performativo, la funzione esplorativa, lo sperimentalismo astratto, l’anti-comformismo: la poesia concreta, la poesia visiva, la poesia sonora, il performance, il videopoetry ecc. del Secondo Novecento, nella loro complessità, non sarebbero interpretabili senza i precedenti del futurismo.

 Così, per quanto riguarda sopratutto la poesia visiva, ci è sembrato motivato evocare, in una dimensione soltanto illustrativa, le invenzioni del paroliberismo futurista: con pezzi storici di Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), di Francesco Cangiullo (1884-1977), di Paolo Buzzi (1874-1956), di Giacomo Balla (1871-1958), di Carlo Carrà (1881-1966), di Ardengo Soffici (1879-1964), di Fortunato Depero (1892-1960), di Piero Gigli (1897-1987), e non per ultimo di Enrico Prampolini (1894-1956)  che, con il suo fervido sperimentalismo, era contemporaneo anche dei primi sperimentalisti del dopoguerra. Per la minima quantità delle registrazioni foniche originali, l'illustrazione sonora può essere ridottissima: e coinvolge qualche esempio della declamazione marinettiana e una reinterpretazione originale della "arte dei rumori" di Luigi Russolo (1887-1947).
 Tutto questo non può dare altro che qualche sprazzo dall'universo innovativo del futurismo.